ABET meets Emanuela Frattini Magnusson

09 dicembre 2020

Figlia d’’arte, Emanuela Frattini Magnusson si forma con la guida del padre Gianfranco, considerato uno dei creatori del design italiano degli Anni 60. Dopo una preparazione internazionale che la porta a collaborare, prima a Londra e poi a New York con celebri studi professionali, fonda il suo brand EFM con cui firma architetture e oggetti di design in tutto il mondo.

 

Perché usa il laminato?

Oltre alle più scontate prerogative materiche, il laminato offre una vasta gamma di interpretazioni: dalla creazione di una superficie colorata (o neutra) omogenea e continua, alla possibilità di dar vita a motivi decorativi o di simulare altri materiali. Il laminato è andato oltre le sue radici puramente utilitaristiche per acquisire altre funzioni.

In quali modi lo usa? Ad esempio, nelle sue architetture e progetti di interni?

Ho utilizzato il laminato in progetti che spaziano da residenze a luoghi di lavoro e mostre, per grandi superfici verticali e banconi orizzontali, per mobili. È un’ottima soluzione per le superfici curve. Ho rivestito colonne e creato segnaletiche espositive utilizzando fogli di laminato. Difficile trovare un materiale con performance migliori e che combini insieme durata, versatilità ed estetica.

Ettore Sottsass diceva che non bisogna aver paura dell’artificio e che anche nella natura c’è cattiveria. Sottsass ha usato il laminato per volare alto con la creatività. E oggi?

L’artificio non è negativo, ciò a cui mi oppongo è l’uso che se ne fa per trarre in inganno. Il laminato offre infinite possibilità, soprattutto oggi con la stampa digitale e la fotografia, per creare l’illusione di altri materiali. Vedo un potenziale maggiore nella creazione di illusioni spaziali e cromatiche che nel cercare di imitare materiali come il legno o il marmo. La simulazione di altri materiali dovrebbe essere usata per creare una metafora, non per “mentire”.

Qual è il rapporto tra artificiale e naturale nei tuoi progetti?

Non è un prerequisito o una considerazione di cui mi preoccupo in quanto tale. La mia preoccupazione principale è utilizzare materiali appropriati e creare una combinazione armoniosa tra di loro se ne impiego di diversi tipi. È mia convinzione generale che oggetti e finiture buoni se impiegati da soli possano anche coesistere. Il contrasto tra artificio e natura esalta entrambi e crea interesse e tensione, senza essere la preoccupazione primaria del progetto. Deriva naturalmente dall’opportunità di utilizzo.

Quanto è importante la sostenibilità nel tuo pensiero progettuale?

È parte integrante di quello che faccio, al punto che vorrei che questa domanda non fosse più posta. Oltre alla composizione e alla riciclabilità dei materiali, il contributo più importante che possiamo dare è progettare a lungo termine, in modo che i nostri manufatti non finiscano in discarica dopo un paio d’anni. La durabilità è una delle cose migliori per cui possiamo lottare per aiutare l’ambiente.

Il design delle superfici fa parte dell’iconografia della storia del design italiano. Come immagina possa evolversi dal punto di vista grafico o cromatico?

Il design italiano non ha paura della decorazione, l’esempio più iconico è Gio Ponti che, pur essendo un maestro modernista, ha anche fatto un ampio uso di colori e motivi nel suo lavoro. Colore e decorazione sono legati alla cultura visiva e alla moda dei tempi. Le tendenze del colore iniziano nella moda e si diffondono negli interni. Le tecnologie odierne rendono facile cogliere queste tendenze e tradurle in materiali di superficie come il laminato. È un eccellente strumento di progettazione che facilita l’inserimento di elementi di stravaganza ed effetti cromatici in qualsiasi progetto e aggiunge un carattere più personalizzato e personale al vocabolario del progetto.