ABET MEETS DESIGNERS | Calvi Brambilla

04 novembre 2020

Il mondo del progetto indagato attraverso un approccio creativo in cui la fantasia conta quanto il rigore funzionale ed il controllo in tutte le fasi realizzative. Così dal 2006 Fabio Calvi e Paolo Brambilla lavorano insieme ad architetture d’interni (residenze private, uffici e negozi), allestimenti e design del prodotto. Il loro studio Calvi Brambilla è tra i più affermati della scena italiana e internazionale.

 

Perché usare il laminato?

Il laminato è nato a partire dagli anni ’20 ed è uno degli “abiti possibili” del mobile moderno. È un prodotto versatile ed economico con un ventaglio di possibilità di impiego molto stimolanti per un progettista.

Potete raccontarci come lo avete usato in uno dei vostri progetti di architettura o di interni o di allestimento? 

Il laminato è una scelta a cui ricorriamo spesso sia per gli allestimenti sia per i progetti d’interni. Ci permette di sperimentare e creare delle superfici e strutture con un alto grado di personalizzazione, come accaduto di recente in un progetto di interni per una residenza.

Diceva Ettore Sottsass che non bisogna avere paura dell’artificio: anche nella natura c’è cattiveria. Il laminato è un prodotto dell’uomo che ha permesso di liberare la fantasia progettuale. Quali sono le sue potenzialità, oggi?

Noi non abbiamo paura dell’artificio, anzi. Dissimulare e suggerire con la forma un immaginario diverso è la sfida più grande per un progettista che si occupa di allestimenti. Si tratta di architetture effimere, realizzate con materiali a loro volta effimeri. Replicare qualsiasi tipo di materiale da un prodotto di artificio è una sfida creativa, non un limite.

Qual è la relazione fra artificiale e naturale nei vostri progetti?

È una relazione di necessità reciproca. Il naturale ha bisogno dell’artificio per evocare e suggerire degli scenari, allo stesso tempo l’artificiale ha bisogno di guardare alla natura e ai materiali per comunicare qualcosa di autentico. Nel nuovo showroom di SKS, ad esempio, abbiamo scelto la scenografia come terreno comune tra naturale e artificiale. Abbiamo incaricato uno scenografo per la realizzazione di display a forma di roccia: si parla di cucine, di calore, di forme, è una celebrazione della materia fisica attraverso il digitale. Naturale e artificiale non si escludono, anzi, si completano. Il piano induzione di cottura doveva essere un taglio netto, allora lì abbiamo utilizzato un laminato nero lucido, per rievocare il calore all’interno della roccia vulcanica. E proprio per sfumare i confini tra naturale e artificiale.

Quanto conta la sostenibilità nel vostro pensiero progettuale?

La sostenibilità è un tema centrale nei nostri progetti: non è una scelta di mera economicità materiale o di basso impatto ambientale. È un approccio di metodo, che inizia fin dalla scelta dei materiali e del messaggio da assegnare ad ogni colore, forma e spazio. In questo senso il laminato è un materiale che permette di evocare il naturale pur senza violarlo.

Il design delle superfici fa parte dell’iconografia della storia del design italiano. Come vi immaginate possa evolvere dal punto di vista grafico o cromatico?

L’evoluzione è nell’assenza di limiti. Le tecnologie di stampa digitale oggi permettono di ricostruire finiture e texture a registro, in cui non c’è più distinzione tra finitura e grafica. In qualche modo possiamo dire che forma e funzione sfumano l’una nell’altra, e il laminato permette di simulare un materiale evocandone le caratteristiche non per un semplice vezzo estetico, ma anche per indagarne il comportamento statico. Immaginiamo di accarezzare una superficie su cui si possano chiaramente sentire le venature e i nodi. È l’esplorazione pura di un materiale.