Abet incontra gli architetti | Cinzia Pagni

08 giugno 2020

La cultura razionalista ha imposto il less is more, ma da tempo nel mondo del design e dell’interior prevale un approccio opposto, quello che Cinzia Pagni definisce more and more. Un approccio che fa del decor un momento importante del linguaggio della progettazione. Cinzia Pagni sostiene questa tesi in un recente libro di successo, L’ornamento non è più un delitto, edito da Franco Angeli. Una tesi che l’autrice, docente a contratto al PoliDesign presso il Politecnico di Milano, dimostra anche con il suo lavoro di progettista.

 

Cinzia Pagni, nel suo libro spiega come la personalizzazione sia diventata la cifra progettuale del design degli interni in questi ultimi anni. Il laminato è una risorsa in tal senso?  

 

“La casa rappresenta la personalità di chi la abita, deve essere una sorta di abito su misura, espressione di stili di vita diversi. Sicuramente i materiali sono un valore essenziale per permettere al progettista di esprimere quella grammatica comportamentale che traduce nel linguaggio del progetto disomogeneo e perciò personalizzato perché riferito non più a un approccio rigido fatto solo di norme e di standard. Personalizzazione e materiali è il binomio con il quale si sono espressi i progettisti dagli anni Ottanta in poi, quando il laminato e le ricerche sulle superfici portate avanti da Sottsass e poi da Mendini sono entrate a far parte del linguaggio della progettazione affermandosi sempre di più come una valida alternativa ad altri materiali che davano al prodotto una connotazione più tradizionale. Con l’introduzione dei laminati cambia completamente il valore estetico dell’oggetto d’arredo e le possibilità progettuali. Come scrivo nel mio libro, ci sono materie naturali già composite singolarmente, e altre che si combinano ecletticamente per ottenere migliori risultati di resistenza, di prestazioni, di qualità. Anche gli oggetti progettati è bene che rispondano a tale eclettismo materico, usando materiali naturali e sintetici insieme, e cercando combinazioni e assemblaggi ogni volta diversi”.

 

Il laminato è un prodotto dell’uomo che ha permesso di liberare la fantasia progettuale. Quali sono le sue potenzialità, oggi? 

 

“Oggi più che mai il laminato offre possibilità infinite non solo da un punto di vista estetico e decorativo ma anche funzionale. In questo periodo di pandemia ci siamo resi conto di come sia importate l’igiene personale e il rispetto delle norme igieniche. Il laminato, in questo senso, è fondamentale: da un lato offre infinite possibilità espressive e dall’altro garantisce massima praticità di pulizia, caratteristiche oggi ritenute fondamentali. In questo periodo di pandemia noi progettisti abbiamo rivalutato quei materiali che consentono applicazioni su tutte le superfici e sono facili da pulire e hanno costi contenuti. Con l’introduzione dei laminati cambia completamente il valore estetico dell’oggetto d’arredo che in alcuni casi riproduce i materiali naturali e in altri inventa nuove texture con un linguaggio autonomo che va oltre la riproduzione del finto legno o del finto marmo”.

 

Può raccontarci come ha usato il laminato in uno dei suoi progetti di architettura o di interni? 

 

“Il laminato ha molteplici possibilità applicative, personalmente lo utilizzo per realizzare arredi vari sia su disegno che di produzione, mobili per cucine, per bagni, armadi e molti altri contenitori per la casa, l’ufficio, gli hotel. Oggi i laminati offrono a noi progettisti una gamma molto ampia di possibilità espressive sia nei colori che nelle texture che nella riproposizione di altri materiali che non sempre risulterebbero adatti per gli arredi: penso al cemento, alla pietra, al marmo, al rame, all’acciaio, al corten, al tessuto. Sono tutti effetti materici che oggi grazie ai laminati possiamo scegliere e abbinare senza i problemi che, invece, incontreremmo se utilizzassimo i materiali veri e propri. Oggi ciò che conta è la prestazione di un materiale, e in questo senso è fondamentale il contributo del designer che guida il cliente nelle scelte. Ultimamente sto lavorando a un progetto di ristrutturazione di un negozio trasformato in abitazione, dove per sfruttare lo spazio in altezza abbiamo progettato una zona notte che è un blocco arredato con soppalco e letto, Il blocco si ispira ad alcune soluzioni che hanno contribuito all’evoluzione della storia dell’arredamento: l’Abitazione per una giovane di Cini Boeri, realizzata a Milano nel 1978, e il Mini Space di Joe Colombo, del 1968”.

 

Qual è la relazione fra artificiale e naturale nei suoi progetti?

 

“I nostri progetti (miei e di Claudia Borgonovo) mettono al centro il benessere della persona, di chi andrà a vivere gli spazi e gli arredi da noi progettati o suggeriti mixandoli con quelli di design in produzione, in una continua armonia tra esigenze pratiche ed emotive. I materiali naturali spesso hanno delle criticità in alcune situazioni e perciò tendiamo a consigliare i materiali più idoenei in base alle esigenze del cliente. Se il cliente ama il marmo bianco ma ha una famiglia con 4 bambini e due cani forse la cucina risulterà più semplice da gestire se realizzata con un laminato, oppure se gli piace tanto la resina ma teme che i mobili del bagno siano troppo delicati è il caso di optare per i laminati. La relazione non è di tipo algebrico, ma è una scelta fatta insieme al cliente per realizzare un ambiente in sintonia con le sue esigenze sotto ogni punto di vista”.

 

Quanto conta la sostenibilità nel suo pensiero progettuale?

 

“L’abitare oggi è sempre più sostenibile. La sostenibilità oggi è presente in ogni ambito e scala del progetto, dall’architettura, al design, alla produzione di materiali per l’edilizia. Tutti noi siamo partecipi di questo cambio di paradigma. Il progetto sostenibile è un modus vivendi, un pensiero che porta a realizzare case e luoghi di lavoro di qualità, belli esteticamente, che siano eticamente efficienti dal punto di vista energetico e idrico, e che utilizzino prodotti e materiali innovativi, ambienti che coinvolgano, che secondo il nostro approccio progettuale siano progettati per il benessere e la felicità del cliente”.

 

 

Come immagina possa evolvere il laminato dal punto di vista grafico o cromatico?

 

“Già osservando i grandi maestri possiamo notare come fra i primi in Italia ad occuparsi dell’importanza delle superfici del prodotto d’arredo è Gio Ponti, che ne coglie la forte componente comunicativa. Il decoro è stato un’idea degli anni 80 con l’applicazione dei pattern sopra le normali superfici (Memphis nasce a Milano nel 1981) e decorarle utilizzando metodi diversi. I materiali che normalmente si nascondono, come il laminato plastico, ora vengono esaltati. L’introduzione dei laminati cambia completamente il valore estetico dell’oggetto d’arredo e le possibilità progettuali, che ancora oggi ci offrono ampi margini di libertà.  La pandemia ci ha spinti a porre maggiore attenzione su nuove priorità: oggi la ricerca dovrebbe recuperare quella spinta innovativa che portò il design italiano a essere il punto di riferimento di aziende e progettisti di tutto il mondo, penso alla storica mostra The new Domestic Landscape – MoMA 1972 quando i progettisti furono invitati a ideare ambienti e elementi d’arredo capaci di attivare nuovi rituali e abitudini lungo tutto l’arco della giornata, creando spazi capaci di ospitare oggetti mutanti nella forma e nella funzione, metafora dell’identità di una società che stava vivendo una profonda metamorfosi. In sintesi, meno glamour e più innovazione”.