ABET INCONTRA GLI ARCHITETTI |1: MARCANTE TESTA

20 aprile 2020

Architetti e interior designer, il duo Marcante Testa (Adelaide Testa e Andrea Marcante) è famoso nel mondo per i suoi progetti sofisticati e radicali. La cifra stilistica dei due progettisti è l’equilibrio tra opposti: la citazione storica e il segno contemporaneo, il materiale prezioso e quello artificiale, la serietà della composizione e l’improvvisazione inaspettata. “L’apparente contraddizione è ciò che rende uno spazio vibrante e umano”, dicono. E in questa dialettica il laminato è sempre presente.

 

Perché usare il laminato?

 

Il laminato ha dei vantaggi di resistenza e durata rispetto al legno laccato. Ma è soprattutto una scelta espressiva, che precisa lo stile, ci dà occasione di modellare gli effetti visivi. Sui mobili e sui pannelli lasciamo che i punti di assemblaggio fra supporto e laminato rimangano visibili, che la stratigrafia si manifesti come dettaglio estetico. E per noi è anche una continua citazione di icone storiche, di archetipi: è un materiale imprescindibile per la storia del design industriale.

 

Qual è la relazione fra artificiale e naturale nei vostri progetti?

 

Non esiste una vera contraddizione fra artificiale e naturale. Una cosa dà significato all’altra, a patto che ci sia un pensiero su come rendere esplicita questa relazione. Abbiamo spesso accostato materiali naturali pregiati ai laminati. È un pretesto per rendere il lusso meno ingombrante e per sottolineare la presenza artificiale di una superficie man made, che deve essere dichiaratamente finta. Vale l’idea dell’esplicitare l’opposizione alto/basso, artificiale/ naturale, manuale/industriale.

Non c’è inganno. Più la finzione e l’artificio sono evidenti, più è interessante.

 

Il contrasto tra opposti va quindi progettato…

 

Nel tavolo Duale, prodotto da Sem, abbiamo progettato un dialogo fra due materiali e due geometrie agli antipodi dei codici formali. Due tavoli in uno: la parte rotonda in un marmo molto pregiato, la parte rettangolare in laminato. È un pezzo d’arredo in cui la relazione fra naturale e artificiale si dipana anche nella forma, nella scelta di pensare a un pezzo in cui si sovrappongono funzioni e linguaggi.

 

Quanto conta la sostenibilità nel vostro pensiero progettuale?

 

Moltissimo. E siamo consci del fatto che quando si parla di interni la sostenibilità è legata soprattutto alla durata e alla resistenza dei materiali. Usiamo i laminati nelle parti architettoniche di bagni e cucine, nei mobili custom made. La scelta cade sulla superficie che meglio risponde alla nostra ricerca di equilibri e contraddizioni visive.

 

Il design delle superfici fa parte dell’iconografia della storia del design italiano. Come vi immaginate possa evolvere dal punto di vista grafico o cromatico?

 

La ricerca del segno grafico ha spesso la funzione di far vendere meglio i colori neutri di un catalogo. È difficile riuscire ad appropriarsi del linguaggio grafico di un altro designer al punto di sceglierlo per una superficie durevole. Ci piacerebbe ritrovare nei cataloghi di un marchio come Abet delle riedizioni delle superfici di Sottsass, non c’è dubbio. Ma è raro che poi davvero vengano incluse in un progetto contemporaneo.

Un elemento nuovo invece potrebbe essere la luce in relazione alle superfici leggermente tridimensionali, che aprono a nuove possibilità estetiche. Così come sono interessanti le texture, gli interventi tono su tono, che modificano la percezione dell’omogeneità del piano.